Le sirene
Il mito della sirena

Una storia tutt'altro che breve, ma riassumendo:
Dapprima esrano considerate creature malvage, solo dalla tradizione del medioevo in poi (dalla descrizione che troviamo nel “Liber Monstrum”), diventano creature buone, dolci e leggiadre.
Le sirene sono delle figure mitologico-religiose greco-romane.
Bellissime creature con il busto di donna e la coda di pesce, erano seducenti, apparivano tra le spume del mare chiedendo con un canto suadente ai marinai di interrompere la loro solitaria navigazione e di indugiare con loro. In pochi hanno resistito all’invito che precedeva una fine crudele ed il mancato ritorno di tanti marinai.
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In letteratura la figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Ulisse consigliato da Circe, la supererà indenne.
Sono state anche famose le sirene che vivevano sulle coste della Magna Grecia: Partenope (che diede il nome all’antica città di Napoli), Ligea e Leucosia.
Molte sono le storie di sirene, una è questa:
La sirena Leucosia
Nella mitologia greca, Leucosia era una delle
Sirene: da essa ebbe nome l'isoletta di Licosa, di fronte al golfo di Paestum, davanti a Punta Licosa, l'antico promontorio Enipeo. Probabilmente il nome deriva dal greco "leukov" che significa "bianco".
Omero, parlando del viaggio di ritorno di Ulisse, parla di un promontorio nel quale vivevano due sirene: Leucosia e Leukotea. Fu però Leucosia che, innamoratasi e non ricambiata dall'eroe omerico, si gettò disperata dalla rupe della costa: il suo corpo prese le forme immortali di uno scoglio, che oggi è appunto l'isola di Licosa.
Secondo gli abitanti del posto, le sirene non hanno un solo aspetto. C'è chi parla di loro come sagge sacerdotesse, chi come cannibali marini, pericolose scogliere (e quindi non esseri umani), per altri sono solo miraggi, dal momento in cui Ulisse le incontrò in un periodo di pesante ristagno estivo.